Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Oedypus der Tyrann
Tragedia proprio, da Sofocle
Musica di Carl Orff 1895-1983
Prima rappresentazione: Stoccarda, Württembergisches Staatstheater, 11 dicembre 1959

Personaggi
Vocalità
Creonte
Basso
due messi
Recitante
Giocasta
Mezzosoprano
Oedypus
Tenore
Tiresia
Tenore
un corifeo
Baritono
un pastore di Laio
Recitante
un sacerdote
Basso
Note
Ancor prima di vedere rappresentata la suaAntigonae, Orff intraprese la stesura diOedipus der Tyrann,servendosi anche in questo caso della mirabile versione tedesca ultimata da Hölderlin nel 1804. Consapevole di maneggiare non solo un capolavoro letterario, ma anche uno dei testi classici più intensi e più rappresentativi dello spirito tragico greco, Orff approfondì con scrupolo esegetico le tematiche inerenti all’Oedypus, chiedendo lumi anche ad alcuni insigni filologi di Monaco, in particolare a Wolfgang Schadewalt. Questa circostanza è significativa anche ai fini di una valutazione estetica dell’intervento di Orff, lasciandoci individuare le motivazioni di una scrittura ancor più scarnita di quella riscontrabile inAntigonae.Orff respinge ogni suggestione freudiana e ridimensiona anche l’aspetto, caro ai romantici, dell’implacabilità persecutoria del fato; l’interesse poetico di Sofocle, infatti, si concentrava piuttosto sull’individuo, scandagliato con un umanesimo intriso dipietas.Oedypus è l’eroe intellettuale, il magnanimo che ricerca la verità e la ricostruisce con logica infallibile; ma questa logica è inficiata dall’inconsapevolezza della colpa originaria di Laio, che il corso inarrestabile della giustizia deve prima o poi punire e purificare; nello stesso tempo, la tacita convinzione della superiorità quasi divina della propria intelligenza macchia Edipo di un orgoglio eccessivo, di unahybrische solo il cruento lavacro catartico del finale emenderà pienamente. Questa, riassunta per sommi capi, la linea interpretativa di Orff, sulla scorta di minute analisi del pensiero sofocleo; non meraviglia quindi che il musicista riservi al suo Edipo un declamato proteiforme, sorretto da scarni sostegni orchestrali che lasciano risaltare la purezza quasi spirituale della parola. Solo nei momenti in cui ildaimondella gnosi incalza Edipo verso l’inarrestabile e volontaria coscienza della propria sciagura i ritmi che ne puntellano le sortite si fanno martellanti e vanno a radicarsi nelle sonorità più viscerali dell’orchestra; diversamente la voce del protagonista si modula quasi senza sostegno su diversi stadi di recitazione, compreso quello inusuale del melologo, che beneficia qui di cospicue presenze; paradigmatico di questa ricchezza espressiva è l’arioso iniziale di Edipo, screziato in gradazioni infinitesime. Al contrario, le sortite di Tiresia sono accompagnate sempre da cellule sonore molto alonate e spesso indistinte; allaclartégnoseologica del pensiero si contrappone infatti nella persona del vate l’onniscienza dogmatica, che vede la verità metafisica ma non sa darne razionale spiegazione, con turbamento e dispetto di Edipo. In confronto adAntigonae, Orff privilegia comunque il ricorso al parlato e a una ritmica più secca e scandita; le sezioni melodiche si rarefanno, mentre emergono le risonanze livide di lugubri pedali, che paiono pietrificati dall’orrore che si fa strada nella coscienza dei presenti. Il piano tonale, come irretito da un’invincibile forza di gravità, si rapprende intorno al do maggiore per quasi tutta la durata dell’opera; questo inconsueto ‘magnetismo’ armonico (in cui si può forse scorgere un riflesso della monomaniacale sete di conoscenza che assilla Edipo) è preservato da un’eccessiva uniformità in virtù di frequenti sovrapposizioni bitonali o bimodali, provocatoriamente irrelate fra loro (ciò avviene soprattutto per le battute di Tiresia, precedute da silenzi forieri di sventura, in cui l’aspra dissonanza dell’impasto armonico-timbrico si dilata a inequivocabile presagio). Anche il ruolo del coro resta scarnificato e sostituito in massima parte da interventi dei singoli cantori, quasi a testimoniare l’insorgere di una latente afasia nel gruppo allibito e impotente deisenes; e a ribadire questa paralisi emotiva interviene sempre il rintocco terreo del pedale armonico. Quando la stesura diOedypus der Tyrannera ormai a buon punto, Orff le affiancò la composizione di unMysterienspielpasquale, sorta di rivisitazione dei misteri medioevali al quale il compositore avrebbe poi accostato un ‘gemello’ su soggetto natalizio; di siffatta contiguità di impegni fanno fede inOedypusle numerose volute gregoriane, la salmodia latente, certi passi ‘a cappella’ e la manifesta parentela di un ricorrente declamato sonnambolico con lacantillatiomedioevale.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi

Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità