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Oceana
Commedia fantastica in tre atti di Silvio Benco
Musica di Antonio Smareglia 1854-1929
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 22 gennaio 1903

Personaggi
Vocalità
Ers
Baritono
Hareb
Baritono
Init
Tenore
Nersa
Soprano
Uls
Basso
Vadar
Baritono
Note
«Oceana venne ispirata a me e a Silvio Benco da una poetica impressione avuta contemplando il mare in una notte lunare, dopo una cordiale cena tra amici. Semplicemente in quest’opera gli episodi lirici e descrittivi mi vennero suggeriti dal ricordo di una contemplazione notturna». Così Smareglia spiegò l’idea di comporre un’opera fantastica che avesse come protagonista il mare e le sue suggestioni.

In Siria, all’epoca dei Patriarchi. La giovane Nersa è amata dal vecchio Vadar. Ers, genio del mare, affascina la ragazza raccontandole della misteriosa vita del mare e di Init, dio delle acque. Per punirla di aver tentato di lasciare il villaggio, Nersa viene condannata, su suggerimento di Uls, un altro genio marino che si presenta sotto le sembianze di un vecchio, a stare sola tre notti sulla riva del mare. Così appare Init, insieme a ondine e sirene, a corteggiarla. Nersa, ora chiamata Oceana, diverrà la sposa del dio, ma giunge una nave con Vadar e suo fratello Hareb. Per ordine del dio, il canto delle sirene farà impazzire gli uomini: Hareb vaneggia, Nersa dice addio al mare e torna al villagio con Vadar. È il giorno delle nozze di Nersa e Vadar, ma la ragazza continua a sognare Init: il dio appare e la convince a fuggire con lui. Vadar li trova abbracciati e lascia libera Nersa, chiede però al dio di farlo impazzire perché la sua vita senza l’amata non ha più senso, e di far invece rinsavire Hareb.

Profondamente affascinato dai drammi di Wagner, Smareglia tentò conOceana, composta mentre era stato colpito dalla cecità, di creare un’opera lirica italiana nuova, più debitrice a Wagner che al melodramma verdiano. Ma l’operazione riuscì solo in parte: le pagine migliori dell’opera sono l’ouverture e gli squarci sinfonici, dimostrando quanto l’orchestra, più che le voci, ne sia la vera protagonista. Il secondo atto risulta così una sorta di poema sinfonico-vocale, dove spicca una nitida trasparenza orchestrale, mentre la pagina vocale più apprezzata per la purezza del canto è il quintetto dell’ultimo atto. Convinto del suo valore ‘sinfonico’, lo stesso compositore ne trasse una Suite in tre tempi dedicata ad Hans Richter, che venne spesso eseguita in sede concertistica. Alla ‘prima’ l’opera ottenne un successo modesto; ma D’Annunzio, presente in sala, ebbe a dichiarare: «Il poeta è sempre inferiore al musico.Oceanaè un tessuto musicale di tal continua e morbida dolcezza che vi avvolge in un sogno e si vorrebbe non fosse mai finito». E tra gli altri anche Alberto Franchetti, Arrigo Boito e Richard Strauss si espressero favorevolmente in merito alle innovazioni espressive dell’opera.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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