Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Roi d’Ys, Le
Opera in tre atti e cinque quadri di Edouard Blau
Musica di Edouard Lalo 1823-1892
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 7 maggio 1888

Personaggi
Vocalità
il re
Basso
Jahel
Karnac
Baritono
Margared
Mezzosoprano
Mylio
Tenore
Rozenn
Soprano
Saint Corentin
Basso
Note
ConLe Roi d’YsLalo cercò di riscattarsi dall’insuccesso di un suo sterile esordio operistico,Fiesque(Parigi 1873) e dallo scacco ingiusto e inaspettato del ballettoNamouna(1882); inizialmente, nemmenoLe Roi d’Ysebbe vita facile, e per trovare accoglienza nei teatri parigini dovette aspettare cinque anni e subire una sostanziosa rielaborazione nel 1886. Nella nuova veste, tenuta a battesimo solo nel 1888 dall’Opéra-Comique, l’opera sollevò finalmente i consensi del pubblico, si impose con oltre cento repliche nel giro di un anno e fu accostata, da qualche temerario entusiasta, aCarmendi Bizet. Pur rimanendo ben lontano da questi vertici,Le Roi d’Ysrappresenta comunque una delle prime incursioni dell’opera francese nella materia leggendaria delle saghe bretoni e celtiche: incanalato entro argini gallici, il retaggio wagneriano incomincia ad agire, ma non riesce ancora a espandersi oltre le linee superficiali dell’intreccio e di pochi richiami occasionali, che non intaccano le convenzioni filiate dalgrand-opéra. Il mito della città di Ys,specimendi una ‘Atlandide francese’, resta sfuocato e marginale; la priorità nella tensione drammatica viene assegnata al più logoro motivo della gelosia amorosa, che innesca i furori della vendetta.

Atto primo. Già promessa sposa allo straniero Karnac, Margared ritira il suo consenso quando constata l’inatteso ritorno in patria di Mylio, suo primo amore, di cui da tempo si erano perse le tracce; furibondo, il guerriero Karnac getta il guanto di sfida e giura di dare battaglia. Si assiste alla peripezia: Margared ha capito che Mylio ama sua sorella Rozenn e ne è ricambiato. Messa a parte del segreto, Rozenn compatisce l’infelice sorella e cerca di placarne le smanie: vano tentativo, visto che Margared prorompe in una maledizione contro gli innamorati; non paga di ciò, si affretta dopo poco a rivelare a Karnac il modo per inabissare la città sotto i flutti dell’oceano.

Atto secondo. L’atmosfera sembra schiarirsi per breve tempo con le schermaglie amorose di un gruppo di giovani coppie: Saint Corentin ha promesso aiuto a Ys, si celebrano serenamente le nozze di Mylio con Rozenn e tutto procede nel migliore dei modi, se si eccettua un certo turbamento per l’inspiegabile assenza di Margared; la giovane appare all’improvviso, sconvolta, per mettere in guardia i presenti contro la sciagura imminente.

Atto terzo. Sulla cima di una collina, dove una parte della popolazione ha trovato scampo. Sopraggiunge Margared, confessando la propria colpa; Mylio e Rozenn la difendono contro l’ira dei sudditi, ma l’infelice si precipita nei flutti implorando perdono, mentre Saint Corentin blocca l’inondazione marina e salva in extremis i decimati abitanti di Ys.

L’ascendente wagneriano si può indovinare nella catastrofe finale, con il suicidio come offerta espiatoria; anche la contrapposizione dei timbri vocali delle protagoniste (un soprano leggero e unfalcon) richiama alla coppia Elsa-Ortrud, per quanto abbia non pochi antecedenti anche in terra francese, da ultimo proprio nelle figure antitetiche e complementari di Micaëla e Carmen. I contatti con Wagner si arrestano però a questi spunti episodici e non vanno a irradiarsi nel tessuto compositivo, che resta suddiviso in numeri chius,i che Lalo tenta di raccordare, ma che nella realtà restano impermeabili l’uno all’altro come ostriche. Echeggiano qua e là alcuni temi popolari, ma l’esotismo non riesce ad attecchire in maniera feconda, esaurendosi in alcune trovate di sapore boccaccesco, come l’arrembaggio dei fidanzati all’inizio del terzo atto; mancano quelle striature di sapore arcano che costituivano il fascino dellaSymphonie espagnole, qui soffocate nelle maglie più serrate di una strumentazione che aspira a grandiosità beethoveniane (maestro di Lalo era stato Habeneck), rinunciando alle arguzie dellagéométhriepiù consanguinea alla spirito francese. La godibilità delle arie e la teatralità coinvolgente di alcune situazioni hanno comunque aiutatoLe Roi d’Ysa imporsi, almeno in Francia, come una delle opere più amate nel repertorio di fine Ottocento; per quanto l’originalità di Lalo non vada ricercata in campo teatrale, anche questo lavoro, seppure appesantito da declamati un po’ monocordi e da eccessi nello stile delgrand-opéra, contiene oasi di canto indimenticabili.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità