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Rodrigue et Chimène
Opera in tre atti di Catulle Mendès
Musica di Claude Debussy 1862-1918
Prima rappresentazione: Lione, Opéra, 14 maggio 1993

Personaggi
Vocalità
Chimène
Soprano
Don Bermudo
Tenore
Don Diègue de Bivar
Basso-Baritono
Don Gomez
Basso-Baritono
Don Hernán
Tenore
Don Juan d’Arcos
Tenore
Don Pedre de Terruel
Tenore
Don Rodrigue de Bivar
Tenore
Ferdinando
Basso
Inèz
Mezzosoprano
Note
Lavoro giovanile cresciuto a ridosso deiCinq poèmes da Baudelairee presto accantonato dall’autore stesso a favore delPrélude à l’après-midi d’un faune, l’incompiutoRodrigue et Chimèneha patito molto del mancato approdo a una pubblicazione; la carenza di conoscenze dirette, infatti, ha creato una messe di equivoci, solo recentemente dissipati da una tardiva sollecitudine che ha condotto l’opera persino in sala d’incisione. Liquidato per decenni come ‘tentativo operistico incompiuto’,Rodrigue et Chimènenon è certamente una pietra miliare nel percorso artistico di Debussy, ma non è nemmeno un brogliaccio fallimentare; l’autore non ha ultimato la strumentazione, ma, fatte salve alcune circoscritte lacune, ha imbastito l’intero libretto almeno fino allo stadio dell’abbozzo. I manoscritti hanno curiosamente trovato destini differenti: il primo atto, infatti, è rimasto a Gabrielle Dupont fino a quando lo rilevò da lei Alfred Cortot (questa parte fu poi acquistata dal collezionista Robert Owen alla morte di Cortot), mentre i restanti atti erano in possesso della famiglia di Debussy. Curiosamente una diceria totalmente infondata, messa in circolazione dallo stesso Debussy, ha contribuito a non destare alcun interesse critico perRodrigue et Chimène: il compositore stesso aveva infatti raccontato di aver bruciato personalmente la partitura. Poche misure mancanti alla fine del primo atto, una più problematica perdita di quattro pagine nel secondo atto, sporadiche omissioni nel corso del terzo non legittimano il disinteresse in cui è caduta per lungo tempo l’opera; persino la strumentazione è annotata in alcuni punti con estrema meticolosità, circostanza sufficiente almeno a illuminare alcune coincidenza che anticipano ilPrélude. La vera, insormontabile difficoltà è data piuttosto dal fatto che Debussy abbia sistematicamente tralasciato di indicare le alterazioni; dato il ruolo rivestito dall’armonia nella musica di Debussy, la lacuna è difficilmente colmabile. Un altro elemento che ha giocato a sfavore diRodrigue et Chimèneè il nome del librettista: come collaboratore di Reynaldo Hahn e Gabriel Pierné, Catulle Mendès non poté godere di lusinghieri apprezzamenti da parte dei biografi e venne quasi coperto di ridicolo da Cortot e da Robert Godet. Il soggetto (desunto nientemeno che dalCid, contaminando però liberamente il dramma di Corneille con le fonti medievali rifuse all’inizio del Seicento in due nuovi poemi da Guillen de Castro) non era effettivamente di una pasta che potesse entusiasmare Debussy; e il compositore elaborò con sbrigativo disprezzo alcuni cori militari nel primo e nel terzo atto, imponendo ampi ritornelli per esaurire il testo prescritto. Eppure Dukas, che aveva sentito Debussy suonare parti del suoRodrigue, ne scrisse con caldi elogi, lodandone in particolare «l’ampleur dramatique» superiore alle aspettative; ed effettivamente soprattutto il secondo atto offre numerosi spunti lirici, che diventano una sorta di anticamera verso ilPelléas. In sé la vicenda è molto stereotipata e non possiede le mezze tinte e la sfuggente umbratilità così feconde per la sensibilità debussyana; d’altra parte, rivolgendosi a Mendès, il compositore tentava in primo luogo di sfruttare una firma prestigiosa, resa celebre dalla recente collaborazione con Vincent d’Indy perGwendoline. Non sarebbe nemmeno equo sottovalutare l’interesse che lo sfondo medievale rivestiva per Debussy, sebbene fosse connotato in questo caso in maniera più eroica che misteriosa; e non a caso il compositore instilla, ogni qual volta se ne offra un’occasione propizia, armonie sfuggenti e colori sfumati (per quanto è possibile arguire dalla particella rimasta).

Atto primo. Presso il castello di Gormaz. Rodrigue ama Chimène, figlia di Don Gomez de Gormaz; i due giovani hanno fissato un convegno notturno, su cui vegliano Don Hernán (fratello di Rodrigue) e Inèz, dama di compagnia di Chimène; alle prime luci del mattino, infatti, gli amanti dovranno separarsi celermente per non essere sorpresi dalla servitù del castello di Don Gomez. Proprio mentre gli uomini in servizio a Gormaz si presentano in scena, alticci e assetati di avventure, sopraggiunge un gruppo di fanciulle provenienti da Bivar, che attira su di sé le grossolane attenzioni dei soldati; a impedire che le giovani subiscano violenza interviene l’anziano Don Diègue, cui però si fa incontro Don Gomez, redarguendolo con alterigia per essersi arrogato il diritto di fare osservazione ai suoi uomini sulla sua proprietà. Nasce un alterco, al culmine del quale probabilmente (manca infatti la didascalia che in origine delucidava l’evoluzione dei fatti) Don Gomez schiaffeggia Don Diègue.

Atto secondo.Quadro primo. Nel castello di Bivar. Mentre Rodrigue, assorto nei suoi pensieri, sembra sordo a quanto avviene intorno a lui, Don Hernán e Don Bermudo sono impietositi da un mendicante vegliardo che rifiuta ogni elemosina e chiede che gli venga data la testa del conte di Gormaz; ma quando riconoscono con raccapriccio che il mendicante altri non è che il loro padre, ricusano di vendicarlo, adducendo a pretesto la loro troppo giovane età. Spetterà al valoroso Rodrigue lavare l’onta che ha offeso il vecchio Don Diègue; ma Rodrigue rabbrividisce nel sentire che dovrà uccidere il padre dell’amata.Quadro secondo. Presso un fiume. Rodrigue incontra Don Diègue; Chimène è presente, ma non può far altro che raccogliere l’estremo respiro del padre mortalmente ferito e promettergli a sua volta vendetta.

Atto terzo. Nella pianura presso Burgos sono accampate le truppe del re Ferdinando di Castiglia; giunge la notizia della morte di Don Gomez e più di un cavaliere offre a Chimène di farsi braccio della sua vendetta; ma Ferdinando rivendica per sé il compito di punire il colpevole. Rimasta sola con Inèz, Chimène rivela di amare ancora Rodrigue, ma nondimeno di voler sacrificare i propri sentimenti alla promessa fatta al padre; Rodrigue ascolta le sue ultime parole, le si getta ai piedi e la supplica di ucciderlo; mentre Chimène esita a vibrare il fendente mortale, arrivano Don Diègue con gli altri due figli, portando la notizia che, per volere del re, Rodrigue dovrà prestare servizio al comando di quattrocentohidalgos, affrontando scontri difficili e importanti per la patria.

Come già aveva notato Dukas, Debussy effonde nei passi lirici una finezza armonica che pare la reincarnazione in chiave operistica dellemélodiescomposte negli anni precedenti; siamo veramente sul discrimine fra laDemoiselle ÉlueePelléas, in quanto le linee vocali si sciolgono con più abbandono e acquistano maggiore disinvoltura, inarcandosi però in profili prossimi a un canto commosso ancora nettamente anteriore alla declamazione ‘impersonale’ diPelléas. Trafitture cromatiche (in parte retaggio di un passeggero wagnerismo), arcaismi modaleggianti (fin dalla pagina d’apertura, con l’intuizione drammaturgica di evocare in tal modo lo sfondo medioevale), attenzioni di riguardo verso i timbri densi degli ottoni (cui nella particella spetta con intermittente regolarità l’onore di un rigo apposito): certamente l’esperienza diRodrigue et Chimèneaiutò Debussy a maturare, anche se non tutta l’opera si mantiene allo stesso livello. Altra fonte di interesse è la cura abbastanza costante con cui Debussy, redigendo in bella copia i suoi abbozzi (ossia realizzando i manoscritti oggi esistenti), riportò le indicazione dinamiche, attestate di preferenza su molteplici gradazioni dipianoo tutt’al più dimezzoforte. Il definitivo completamento della partitura è avvenuto a opera di Edison Denisov; la prima rappresentazione assoluta ha coinciso con l’inaugurazione del nuovo Teatro dell’Opera di Lione, e ha di poco preceduto la recente incisione discografica.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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