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Ricco d’un giorno, Il
Dramma giocoso in tre atti di Lorenzo Da Ponte
Musica di Antonio Salieri 1750-1825
Prima rappresentazione: Vienna, Burgtheater, 6 dicembre 1784

Personaggi
Vocalità
Berto
Basso
Doralice
Soprano
Emilia
Soprano
Giacinto
Tenore
Lauretta
Soprano
Mascherone
Basso
Strettonio
Basso
Note
Nel 1782 l’imperatore Giuseppe II decise di scritturare una nuova compagnia di canto italiana dopo che per qualche anno – dal 1778 – il Burgtheater di Vienna era stato riservato alSingspieltedesco. Ebbe così inizio una straordinaria stagione creativa, durante la quale l’opera buffa settecentesca pervenne ad alcuni tra i suoi esiti più alti, per merito non soltanto di Mozart, ma anche di Paisiello, Cimarosa e altri maestri, tra cui ovviamente il compositore di corte Salieri. Il ritorno dell’opera italiana al Burgtheater avvenne il 22 aprile 1783 con un’opera dello stesso Salieri,La scuola dei gelosi, già data a Venezia nel 1778 e ritoccata per l’occasione. L’anno dopo Salieri presentò al pubblico viennese un lavoro nuovo,Il ricco d’un giorno, su testo di Da Ponte (la sua prima vera esperienza nel libretto d’opera, se si esclude un intervento, peraltro non sicuro, nella revisione dellaScuola dei gelosi). L’opera fece fiasco e totalizzò solo sei recite.

Il titolo allude all’improvvisa eredità capitata al prodigo Giacinto, che si dà a spese folli sotto l’istigazione di un domestico imbroglione (Mascherone). L’amore per Emilia è causa di rivalità tra Giacinto e l’avarissimo fratello Strettonio. L’intreccio della commedia si fonda sugli espedienti escogitati dai personaggi saggi Doralice (sorella dei due) e Berto (padre di Emilia) per guarire i due fratelli dai vizi opposti dell’avarizia e della prodigalità. Alla fine Strettonio resta avaro, mentre Giacinto promette di cambiare vita e può così sposare Emilia.

Nelle sueMemorie, scritte peraltro molti anni dopo, Da Ponte ha lasciato una testimonianza colorita ma fuorviante dell’insuccesso. Il libretto non è mal scritto – come il suo stesso autore vuole farci intendere – e anzi rivela, almeno a tratti (vedi i pezzi concertati e i finali d’atto), la mano del Da Ponte maturo; molti brani felicemente orecchiabili smentiscono d’altro canto l’accusa mossa a Salieri di aver perduto l’arte delle «belle melodie e popolari» musicando pochi mesi prima gli orrori infernali delleDanaïdes. L’opera rivela invece diversi pregi musicali: la trascinante vitalità delle arie buffe, la cantabilità elegiaca dell’innamorata Emilia, l’orchestrazione varia e brillante, con frequenti sortite dei legni, le sorprese armoniche in funzione tanto comica quanto espressiva. E ancora, la brillantezza della sinfonia e la sapiente costruzione dei concertati, ricchi d’azione e di polifonia: tutto ciò rende oggi poco comprensibili le ragioni del fiasco. Salieri ne diede la colpa al libretto e giurò che non avrebbe mai più musicato un solo verso di Da Ponte. Giuramento non mantenuto, perché appena qualche anno dopo collaborò ancora e a più riprese con l’abate-poeta, insieme al quale scrisse fra l’altroAxur, re d’Ormus(?Tarare), destinato a diventare il suo più grande successo operistico.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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