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Trespolo tutore, Il
Commedia per musica in tre atti di Giovanni Cosimo Villifranchi, dalla commedia di Giovanni Battista Ricciardi Amore è veleno e medicina degl’intelletti o vero Trespolo tuto
Musica di Alessandro Stradella 1639-1682
Prima rappresentazione: Genova, Teatro Falcone, 30 o 31 gennaio 1679

Personaggi
Vocalità
Artemisia
Soprano
Ciro
Soprano
Despina
Soprano
Nino
Contralto
Simona
Tenore
Trespolo
Basso
Note
La carriera operistica di Alessandro Stradella iniziò nel 1668 con la composizione di un prologo per il «Drama burlesco» di Filippo AcciajuoliIl girellomusicato da Jacopo Melani. Successivamente ebbe modo di sperimentare il genere comico negli intermezzi scritti per le riprese romane diScipione Affricanodi Cavalli (1671) e perLa DorieIl Titodi Cesti (1672), nonché negli interventi musicali alla commedia in prosa e in musica ?Il Biante(1671). Quando si accinse alla composizione delTrespolo tutore, l’unica sua opera comica, si può ritenere che Stradella conoscesse bene i gusti e le tendenze del pubblico relativamente al genere burlesco, e che avesse ormai acquisito un notevole bagaglio di esperienze nella caratterizzazione musicale e drammaturgica dei personaggi buffi. Esemplare in tal senso è la figura del vecchio babbeo Trespolo, fra i primi esempi di una lunga serie di bassi comici destinati a dar voce a personaggi con analoghi attributi.

Trespolo è il vecchio e balordo tutore di Artemisia: mentre la sua bella e giovane pupilla è innamorata di lui e si sforza inutilmente di farglielo capire in tutti i modi, Trespolo le preferisce l’astuta serva Despina che, naturalmente, non ne vuole sapere, benché la madre Simona consideri conveniente il matrimonio di sua figlia con l’anziano e sciocco tutore. Despina invece ama Nino, il suo padrone il quale, a sua volta, ama Artemisia. La situazione, piuttosto complessa, muta quando Nino, dichiaratosi ad Artemisia, viene respinto e diventa pazzo per la delusione, mentre suo fratello Ciro, inizialmente pazzo, rinsavisce proprio grazie al suo amore per Artemisia. Come recita il titolo originario della commedia in prosa, l’amore ha agito come veleno per l’intelletto di Nino e come medicina per quello di Ciro. In realtà tutta l’intricatissima vicenda gira intorno alla balordaggine di Trespolo che, male interpretando le indirette dichiarazioni d’amore che Artemisia gli rivolge, prima pensa che sia innamorata di un pazzo, Ciro, poi di un giovane sano che ammattisce, Nino e, infine, persino della vecchia balia Simona che, burlandosi di Trespolo, accetta la proposta di sposare Artemisia. Gli equivoci si moltiplicano fino a quando Artemisia decide improvvisamente di sposare Ciro; Trespolo può finalmente coronare il suo sogno d’amore con Despina e il povero Nino dà libero sfogo alla sua follia.

La trama delTrespolo tutoreè tutta giocata su una serie di situazioni assurde tendenti a stravolgere l’agire dei personaggi sulla scena. La comicità, quindi, non deriva tanto dalla raffigurazione caricaturale dei vari caratteri, quanto dall’anormalità della situazione, che costringe i personaggi ad assumere atteggiamenti paradossali. Degno di nota è, ad esempio, il momento in cui Artemisia detta a Trespolo una lettera indirizzata a un presunto amante tentando con ogni mezzo di far intendere a Trespolo che, in realtà, il vero destinatario delle sue espressioni amorose «sete voi» (I,11). Stradella affida tutta la scena alla duttile eloquenza di un recitativo dalle armonie molto articolate e prodigo di melodie che aderiscono alla perfezione ai toni espressivi della voce. Si serve, inoltre, di espedienti, come la reiterazione del frammento «voi, voi» che, dettato da Artemisia su un disegno melodico e ripetuto da Trespolo sullo stesso motivo in progressione discendente, rafforza l’effetto comico rivelando la totale balordaggine del tutore. Analoga situazione si verifica quando Trespolo legge il testamento lasciato dal padre di Artemisia e si cimenta in una sua personalissima traduzione dal latino (III,9). Anche qui la vivacità della situazione drammatica viene resa dalla flessibilità armonico-melodica del recitativo. Rispetto ad altre opere di Stradella, la musica delTrespolo tutoreappare semplice, senza artifici virtuosistici o contrappuntistici; anche le arie sono per lo più accompagnate dal solo basso continuo, mentre l’aggiunta di altre due parti strumentali è prescritta solo in otto arie; ciascun atto è preceduto da una breve sinfonia (in due tempi nel primo atto, in un solo tempo nel secondo e nel terzo); rari sono i duetti. Tale semplicità è, tuttavia, solo apparente. Infatti non manca, ad esempio, un caso di trattamento della modulazione a scopi espressivi: nell’aria di Trespolo “Due hore venite” la tensione delle progressioni armoniche connota musicalmente il sentimento d’ansietà che opprime il tutore in attesa dell’amata Despina. In generale, anche la ripetizione di alcune parole del testo poetico e la sua segmentazione in brevi frasi intercalate da pause o, viceversa, la scorrevole velocità di alcuni dialoghi rispettano un tempo drammatico che permette di caratterizzare meglio i personaggi o la situazione. Anche la struttura formale può subire adattamenti per rispettare particolari esigenze drammatico-espressive: in una scena (III,15; aggiunta da Villifranchi insieme alla quinta «per dar qualche satisfazione al Musico») si assiste al delirio di Nino che, respinto da Artemisia, impazzisce e vaneggia in preda alle allucinazioni. La trasformazione che subisce qui il materiale musicale si plasma direttamente sul testo poetico, eludendo schemi formali precostituiti.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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