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Testa di bronzo, La
ossia La capanna solitaria Melodramma eroicomico di Felice Romani
Musica di Carlo Evasio Soliva 1792-1853
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 3 settembre 1816

Personaggi
Vocalità
Adolfo
Basso
Anna
Soprano
Ermanno
Basso
Federico
Tenore
Floresca
Soprano
Riccardo
Tenore
Tollo
Basso
Note
Capita talvolta che nomi, personaggi o opere destinate irrimediabilmente all’oblio sopravvivano grazie a circostanze fortuite: così i nomi di Giuseppe Carpani e di Carlo Evasio Soliva sono ricordati grazie a Stendhal. Il Beyle compì un’opera di plagio, traducendo leHaydinedi Carpani e pubblicandole come un suo testo col titoloVita di Haydn, suscitando le giuste ire del defraudato autore. Stendhal ebbe occasione di vedereLa testa di bronzoalla Scala: l’opera suscitò in lui tale entusiasmo da fargli tessere lodi sperticate al lavoro e al suo autore, che accostò addirittura a Cimarosa e Mozart, così come si legge inRoma, Napoli Firenze nel 1817.

Soliva, primogenito di quattro fratelli, nasce a Casale Monferrato da una famiglia originaria del canton Ticino, «mediocremente agiata» essendo il padre esercente di caffè; entra come chierico nella cappella di Casale, trasferendosi poi al conservatorio di Milano, dove studia con Bonifazio Asioli e Vincenzo Federici, e si diploma nel 1815 ottenendo il primo premio in composizione: per i suoi meriti di studio, viene prescelto per scrivere un’opera da rappresentare alla Scala. Il poeta designato è Felice Romani, che uscì vincitore da un concorso bandito dalla Scala per un libretto melodrammatico. La commissione, presieduta da Vincenzo Monti, assegnò un premio di mille lire austriache allaTesta di bronzo; sul frontespizio si legge infatti: «Premiato a tenore del programma milanese del 5 aprile 1816». Il soggetto è tratto daLa tête de bronze ou Le déserteur hongroisscritto nel 1808 dal prolifico drammaturgo francese Jean-Baptiste-Auguste Hapdé.

Nel palazzo di Adolfo di Presburgo e nelle vicinanze di Heilbrunn, in riva al Danubio. Fervono i preparativi per le nozze del principe Adolfo con la sua pupilla, la contessa Floresca, ma costei è sposata in segreto al capitano Federico. Il giovane ufficiale non conosce i suoi genitori: è figlio del principe, ed Ermanno, consigliere di Adolfo, vuole farlo riconoscere come tale. Saputo del prossimo matrimonio, Federico lascia la guarnigione e si presenta a Ermanno, che lo nasconde in un sotterraneo del castello: dalla segreta non si esce che attraverso il piedistallo di una testa di bronzo. Inavvertitamente Ermanno lascia aperto l’ingresso e Federico, scoperto dal servo Tollo, impone a questi di scambiare il mantello col suo, lo rinchiude nel sotterraneo e fugge. Adolfo, Floresca ed Ermanno giungono col seguito quando Riccardo, ufficiale delle guardie, denuncia la fuga di Federico. Tollo è liberato, Adolfo comprende l’accaduto e ordina ai soldati di inseguire il disertore. Federico si rifugia nella capanna ove è stato allevato, appunto ‘la capanna solitaria’. Floresca, in abiti militari, riesce a trovarlo; giunge anche Ermanno con una barca per la fuga. Adolfo affronta Floresca, credendola un soldato, ma questa rivela d’essere la moglie di Federico, che ormai crede in salvo. Ma il capitano è stato arrestato e Adolfo lo condanna a morte. Ermanno rivela la nascita al principe; Adolfo esulta, ma in quel mentre si ode crepitare dei fucili: è il segnale dell’avvenuta esecuzione di Federico. Ma Riccardo, avvertito da Ermanno, aveva caricato i fucili a salve. La vicenda si chiude tra la felicità del padre e degli sposi.

L’opera suscitò entusiasmo al suo apparire, e fu rappresentata sempre con ottimo successo, totalizzando 47 repliche. Merito sicuramente dell’ottima compagnia di canto, che comprendeva Filippo Galli, Claudio Bonoldi, Raniero Remorini, Nicola Bassi e Giuseppina Fabré. Anche se i puristi la criticarono perché vi era «poco canto», e la melodia veniva sovente sacrificata all’armonia, l’opera fu comunque apprezzata negli ambienti letterari milanesi. Il primo punto di riferimento di Soliva è Mozart: ma, inevitabilmente, egli ricalca in alcuni passi Rossini, come nel duetto Adolfo-Ermanno (“Non mi parlar d’Elisa”). Numerosi sono gli spunti buffi: il duetto Federico-Tollo (“Ferma: taci: o ch’io t’ammazzo”), nel quale il servo scambia l’ufficiale per un fantasma, oppure le comiche battute di Tollo nel finale primo, quando narra la sua avventura («Ermanno! e fia possibile!/ Un uom di tanto merto!/ Bravo! commercio aperto/ Tiene coll’ombre ancor»). O la ‘tirata’, sempre di Tollo, nell’illustrare la sua avventura (“Figuratevi una festa”). Soliva, infine, dimostra una felice vena nel duettino dei due innamorati, “Federico mi ravvisa”.

Nello stesso anno Soliva rappresenterà a TorinoBerenice d’Armenia, senza successo a causa di un’indisposizione della Belloc-Giorgi. L’anno successivo torna ancora alla Scala conLe zingare dell’Asturia, debolmente accolta nelle sue 17 repliche, pari a quelle riservate aGiulia e Sesto Pompeoancora alla Scala nel 1818. A questo punto Soliva tralascia l’attività d’operista per dedicarsi alla produzione strumentale. In seguito si recherà a Varsavia, quale docente di canto nel locale conservatorio; tra i suoi allievi si annoverano Costanza Gladkowska (il primo amore di Chopin), il tenore Julian Dobrski, che fu il primo Jontek nellaHalkadi Moniuszko, e il soprano Maria Kralewska, che divenne poi sua moglie. Soliva divenne presto una figura di punta nella vita culturale di Varsavia; a lui toccò consacrare la fama di Chopin nella prima esecuzione delPrimo concertoper pianoforte e orchestra op. 11 (novembre 1830).

Dopo le repliche a Napoli nel 1817 e a Venezia nel 1818, quelle tedesche di Dresda sempre nel ’18 e di Monaco nel 1821, laTesta di bronzonon fu più ripresa nell’Ottocento. L’opera, nella revisione di Giampiero Tintori, è stata rappresentata alla Piccola Scala (19 marzo 1980) in occasione dell’apertura al pubblico del Fondo stendhaliano alla Biblioteca comunale di Milano.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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