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Tebaldo e Isolina
Melodramma eroico in due atti di Gaetano Rossi
Musica di Francesco Morlacchi 1784-1841
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 4 febbraio 1822

Personaggi
Vocalità
Boemondo d’Altemburgo
Tenore
Clemenza
Soprano
Ermanno di Tromberga
Basso
Geroldo
Tenore
Isolina
Soprano
Tebaldo/Sigerto
Soprano
Note
Probabilmente l’opera più significativa di Morlacchi,Tebaldo e Isolinasi colloca in un periodo di rinnovata attività operistica per il compositore (due anni prima aveva rappresentato a Milano l’importanteGianni di Parigi). La partitura venne scritta in meno di sette settimane e terminata il 25 dicembre 1821. Un mese più tardi l’opera otteneva un clamoroso successo, anche grazie alla partecipazione del sopranista Velluti (Tebaldo) e del tenore Crivelli (Boemondo), che diverranno specialisti dei rispettivi ruoli. Sino al 1835 il titolo rimase nei cartelloni delle stagioni italiane ed europee, giungendo al King’s Theatre di Londra già nel 1826 e in Messico nel 1831. Nel 1825 Morlacchi approntò per il teatro di Dresda, dove era Kapellmeister e direttore dell’Opera italiana, una seconda versione dell’opera, rappresentata per alcuni anni al Teatro di corte.

Atto primo. Ermanno offre come premio di un torneo la mano della figlia Isolina, che attende con ansia l’amato Sigerto. Questi è in realtà Tebaldo, nemico della famiglia di Ermanno, che è stata responsabile della morte dei suoi genitori e del suo esilio. Sigerto vince il torneo e viene invitato ai festeggiamenti nel castello. Prima si imbatte nel padre Boemondo, che credeva morto, cui promette di vendicarsi sterminando tutta la famiglia di Isolina, inclusa la ragazza. Al castello convergono sia Tebaldo, lacerato tra l’amore e la fedeltà all’onore familiare, sia Boemondo in incognito.

Atto secondo. Tebaldo confessa in una lettera a Isolina la sua vera identità; più tardi le chiede invano perdono perché le ha ucciso il fratello, ma, dopo una serie di equivoci, una notte viene catturato insieme al padre. Solo quando i due prigionieri si trovano ormai in carcere, in attesa della morte, Ermanno elargisce loro la grazia, promettendo la fine delle faide familiari.

La popolarità dell’opera si può misurare da una serie di brani editi singolarmente e assai diffusi, quali l’aria di sortita di Tebaldo (“Si ravvisa in quel guerriero”) e soprattutto la sua romanza “Caro suono lusinghier”, con la sua delicata strumentazione per flauto e arpa concertanti. Con questo lavoro Morlacchi gravita decisamente nell’orbita del melodramma rossiniano (ormai diventato un indiscusso successo su scala europeo), come dimostrano la cura per l’orchestrazione, le concezione del ritmo, l’appropriazione del meccanismo delcrescendoe la tecnica belcantistica. Nel corso del dramma è possibile rinvenire occasioni spettacolari per l’invenzione musicale di scene particolarmente solenni e grandiose, come il torneo del primo atto e l’aspro confronto tra le due fazioni nemiche nel secondo.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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