Home Page
Consultazione
Ricerca per categorie
Ricerca opere
Ricerca produzioni
Ricerca allestimenti
Compagnia virtuale
Servizio
Informazioni e FAQ
Condizioni del servizio
Manuale on-line
Assistenza
Abbonamento
Registrazione
Listino dei servizi
Area pagamenti
Situazione contabile


Visualizzazione opere

Undine
Zauberoper romantica in tre atti e quattro quadri proprio, dalla novella omonima di Friedrich Heinrich Karl de La Motte-Fouqué
Musica di Albert Lortzing 1801-1851
Prima rappresentazione: Magdeburgo, Stadttheater, 21 aprile 1845 (seconda versione: Vienna, Theater an der Wien, 20 ottobre

Personaggi
Vocalità
Bertha
Contralto
Berthalda
Soprano
Hans
Basso
Hugo von Ringstetten
Tenore
Kühleborn
Baritono
padre Heilmann
Basso
Tobias
Basso
un cortigiano
Recitante
Undine
Soprano
Veit
Tenore
Note
Alla comparsa dellaUndinedi Lortzing sulle scene tedesche, molti critici si mostrarono diffidenti nei confronti di questo inconsueto approccio di un autore di vena comica con un soggetto lirico-fiabesco; dal canto suo Lortzing ritenne sempre di aver raggiunto proprio conUndineuno dei suoi esiti più felici. Abituato a redigere personalmente i propri libretti, il compositore modificò con sagacia l’originale di La Motte-Fouqué, senza banalizzarlo, ma nello stesso tempo immettendovi alcune connotazioni – tra l’idillico e il borghese – che giudicava più confacenti al proprio estro.

Atto primo. Il cavaliere Hugo decide di sposare Undine, incantevole figlia adottiva di una coppia di pescatori che l’hanno ospitato per qualche giorno. Veit, lo scudiero chiacchierone di Hugo, dice a Kühleborn, spirito delle acque e zio di Undine, che il cavaliere vuole prendersi con Undine solo un diversivo, essendo già fidanzato con Berthalda.

Atto secondo. Undine rivela a Hugo la sua natura ultraterrena; dal canto suo Kühleborn le ricorda con apprensione che, pur avendo acquisito un’anima mortale come gli uomini, Undine resta una nixa e in quanto tale è soggetta alle leggi dell’universo marino, che punisce con la morte gli infedeli. Irritato per il disprezzo con cui Berthalda tratta la rivale, credendola di umili origini, Kühleborn rivela durante una festa che Berthalda stessa è la bambina che venne rapita ai due pescatori.

Atto terzo. Hugo si riaccosta a Berthalda, convinto che Undine l’abbia ammaliato con poteri occulti. La povera Undine, respinta dallo sposo con dispetto, si precipita tra i flutti. Si preparano le nozze di Hugo con Berthalda; un po’ alticci, i servi scoperchiano una fontana che comunica con il fiume, dalla quale subito si leva l’immagine di Undine; vedendosela comparire davanti alla festa di nozze, Hugo le si getta ai piedi; mentre le acque sommergono il castello, la coppia sparisce. Nel regno sotterraneo degli spiriti marini: Kühleborn concede il suo perdono a Hugo, che resterà per sempre con Undine negli abissi ultraterreni.

Le inflessioniBiedermeierdella versione redatta da Lortzing sono evidenti: nel primo atto la capanna sembra inserita in unlocus amoenusda idillio campestre, il quadro finale sembra ricavato da una pittura fiabesca alla Moritz von Schwind, e il personaggio di Kühleborn ha tutti i crismi del paternalismo affettuoso e un po’ invadente tipico della narrativa popolare del primo Ottocento. Salta all’occhio soprattutto il fatto che il bizzarro zio di Undine abbia deciso di far crescere la nipotina sulla terraferma, per vedere se veramente una creatura diventa migliore acquisendo un’anima, con sano senso pratico; la scena in cui Kühleborn rivela a Berthalda le sue vere origini è a sua volta un piccolo capolavoro di ripicca borghese. L’elemento sovrannaturale si spoglia di ogni coloritura inquietante e diventa un imprevisto capriccioso, pilotato da un genio acquatico di imprevedibile scontrosità; un ulteriore avvicinamento alla realtà quotidiana è rappresentato dai commenti (spesso funzionali alla spiegazione della vicenda) dei due buffi compari Veit e Hans, introdotti da Lortzing. Le esigenze drammatiche inducono il compositore ad assegnare alla parte di Hugo un’aria in perfetto stile italiano (“Hinweg! Dein dräuend Angesicht”), mentre a Undine spetta un monologo espanso in cui recitativo e aria sembrano fondersi in un corpo unico, alla maniera delle scene di Spohr o di Weber, la cui formulazione tende a esorbitare dai limiti consueti del pezzo chiuso. Questa fusione recettiva di influssi italo-tedeschi da parte di Lortzing non è certo prerogativa della solaUndine; ma in questo caso l’attenzione si rivolge anche all’opera seria, coniugandone gli stilemi in maniera originale con quelli connaturati alclichébuffo. L’iniziale indifferenza con cui il pubblico accolse il lavoro fiabesco di Lortzing derivò essenzialmente dall’etichetta pregiudiziale, secondo cui il musicista veniva stimato esclusivamente come talento comico; ma il trascorrere del tempo e una riflessione più obiettiva finirono per rendere giustizia anche a questo lavoro che, pur nella sua anomalia, resta uno dei vertici nella produzione dell’autore.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


Credits - Condizioni del servizio - Press Room - Pubblicità