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Ugo conte di Parigi
Tragedia lirica in due atti di Felice Romani, dalla tragedia Blanche d’Aquitaine, ou Le dernier des Carlovingiens di Hippolyte Bis
Musica di Gaetano Donizetti 1797-1848
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 13 marzo 1832

Personaggi
Vocalità
Adelia
Soprano
Bianca
Soprano
Emma
Soprano
Folco di Angiò
Basso
Luigi V
Contralto
Ugo
Tenore
Note
Dieci anni dopo la sfortunataChiara e Serafina(26 ottobre 1822), Donizetti si presentò nuovamente al pubblico scaligero. Con il successo milanese diAnna Bolena(26 dicembre 1830) per il compositore si erano aperte nuove prospettive professionali: a Napoli aveva onorato gli ultimi impegni contrattuali con Barbaja scrivendo due atti unici,Francesca di Foix(Teatro San Carlo, 30 maggio 1831) eLa romanziera e l’uomo nero(Teatro del Fondo, 18 giugno 1831). Quando giunse a Milano nell’inverno 1832, Donizetti aveva già scritto buona parte della nuova opera; tuttavia la censura italo-austriaca aveva modificato profondamente il libretto, rendendo l’azione distorta e poco comprensibile, tanto che Felice Romani non volle riconoscere la paternità del libretto.

La principessa Bianca d’Aquitania è promessa sposa al giovane Luigi V, re di Francia, ma è innamorata di Ugo, conte di Parigi e reggente del regno fino alla maggiore età di Luigi. Bianca confida alla sorella Adelia di voler rinunciare al matrimonio, per tornare alla sua terra dalla madre ammalata. Il re sospetta una relazione tra Ugo e Bianca e quindi imprigiona il conte; solo successivamente Bianca scoprirà che Ugo e Adelia sono innamorati. Disperata, Bianca si suicida con un anello avvelenato. La trama suggerisce ma lascia in ombra diversi antefatti: Folco, il personaggio meno sviluppato nelle vesti del malvagio (ilvilain), informa solo tardivamente che il re Lotario, padre di Luigi, era stato avvelenato in circostanze misteriose; la vedova Emma vive in uno stato di rimorso che non viene chiaramente spiegato.

Il manoscritto dell’opera contiene nel primo atto una grande quantità di cancellature, modifiche e spostamenti di sezioni, mentre è molto più ‘pulito’ nel secondo: ciò fa supporre un ampio lavoro di revisione operato da Donizetti nella parte già composta a Roma, prima di conoscere i rilievi della censura milanese. Nella tragedia francese di Hippolyte BisBlanche d’Aquitaine, ou Le dernier del Carlovingiens(Théâtre-Français, Parigi 1827), da cui è tratto il dramma, altri sono i centri di tensione. Emma, madre di Luigi, ha ucciso il marito per odio e per noia. Bianca non è fidanzata ma moglie di Luigi, che odia e cerca ogni occasione per ucciderlo perché è innamorata di Ugo, e vede a torto nella sorella una rivale nella sua passione. Emma è il personaggo principale: nel timore che Bianca ripeta lo stesso crimine da lei commesso, le rivela la sua colpa. Ma Bianca trova così il precedente che stava cercando, avvelena il re e poi si suicida. Emma, la vera figura tragica del dramma, muore sopraffatta dagli eventi. Due regicidi inaccettabili per la censura, e che Romani non poté eliminare senza compromettere la concezione originale altamente drammatica, più ricca e complessa di quella dell’opera.

Per la messinscena scaligera Donizetti aveva a disposizione uncastvocale di prim’ordine, con Giuditta Pasta, Giulia Grisi e Domenico Donzelli, interpreti anche dellaNorma(26 dicembre 1831) che aveva inaugurato la stagione. Donizetti realizzò uno sforzo di dominio scenico senza precedenti, ampliò le proporzioni con una seconda orchestra sul palcoscenico e con svariati interventi corali di grande solennità. Le forme chiuse spesso sono movimentate con recitativi accompagnati, arricchite da felici spunti melodici e i passaggi concertanti contribuiscono ad accrescere l’efficacia drammaturgica. Il rilievo strettamente musicale dell’opera non trova peraltro un adeguato supporto nella logica dell’azione e dello sviluppo psicologico dei personaggi.

La sinfonia di apertura contiene parte del materiale tematico che si rintraccia nel corso del melodramma, in specie nell’ultima parte. Il festante e araldico coro iniziale (“No che in ciel de’ carolingi”) deriva daImelda de’ Lambertazzi(“Del cittadino il dritto”). Nonostante l’eleganza melodica, sembra che Donizetti fatichi per primo a vivere come suoi i personaggi e l’evoluzione dell’azione: la precarietà drammaturgica diUgoè inversalmente proporzionale alla bellezza della musica. L’aria di Bianca (“No, che infelice appieno”) finirà nellaGabriella di Vergydel 1838 (Raoul, “Io l’amai nell’età primiera”), e parte del duetto Bianca-Adelia (“Là nel natal mio suolo”) verrà impiegato nelFurioso all’isola di San Domingo. L’apertura trionfale di Luigi (“Quando fia sgombro e libero”), tratta dallaFrancesca di Foix, sarà trasportata nelFurioso(“Fra spechi rupi e selve”); infine, nel grandioso finale del primo atto riappare due volte la sigla araldica (“Viva il grand’Ugo”), che aveva accompagnato l’ingresso di Ugo. Il secondo atto propone prestiti e ‘nomadismi’ ancor più numerosi: l’aria di Ugo (“Non, non fia mai”) deriva daImelda– con l’oboe al posto del clarinetto solo – e riapparirà nelFurioso(Cardenio, Kaidamà “Tutto è velen per me”); il vibrante coro di soldati, che interviene per liberare Ugo in prigione (“Noi siam teco”), è tratto daImelda(“Sì nel cimento”) e tornerà abbreviato inParisina(“Ah, repente ne congeda il duca irato”). È indubbiamente una pagina ispirata, che giustamente Donizetti cercò di ricollocare in altri contesti. Il coro femminile (“Il suon dell’armi più forte echeggia”) sarà nellaGabrielladel 1838 (“Intrepidi entrambi valenti”). Nonostante tutti i profili individuali e la ricchezza di duetti, terzetti, quartetti e concertati è il coro una delle presenze più alte e ispirate, come già inImelda de’ Lambertazzi.Ugo conte di Parigi, nonostante le buone accoglienze della ‘prima’, non superò le cinque rappresentazioni e alla fine della stagione fu giudicato un fallimento. A ciò contribuì indirettamente l’inevitabile paragone conNorma, una figura femminile che supera la propria gelosia sacrificando se stessa, mentre Bianca ne resta schiacciata. Donizetti liquidò l’intero affare con la frase «ho appeso una goccia d’acqua al soffitto». Prima di cadere nell’oblio, l’opera ebbe alcune riprese nei teatri italiani e all’estero (Pisa e Trieste 1835, Ferrara stagione 1839-40, Praga 1837, Madrid 1839, Lisbona 1846). Due echi significativi dell’ambivalenza dell’opera si trovano nella ‘Allgemeine Musikalische Zeitung’: una lunga recensione dello spettacolo praghese osservava che «si resta all’oscuro dei sentimenti dei protagonisti», mentre più tardi una notizia informava del furore suscitato dall’opera a Ferrara.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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