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Vespesiano, Il
Dramma per musica in tre atti di Giulio Cesare Corradi
Musica di Carlo Pallavicino 1630-1688
Prima rappresentazione: Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo, carnevale 1678

Personaggi
Vocalità
Apollo
Arricida
Attilio
Cibelle
Domitiano
Fetonte
Gesilla
Giove
Giunone
il Po
Licinio
Sergio
Tito
Vespesiano
Voce di Vitellio
Zelto
Note
Il primo lavoro che determinerà la fortuna di Carlo Pallavicino èIl Vespesiano, scritto per l’inaugurazione del nuovo sontuosissimo teatro dei fratelli Grimani, il terzo da loro aperto a Venezia. Il teatro, per ampiezza, decorazioni e qualità degli allestimenti, si vuole imporre fin dal suo esordio come luogo principe dell’arte lirica, e ci riuscirà egregiamente. Non stupisce perciò la scelta del soggetto, affidato a Giulio Cesare Corradi, tutto teso a sottolineare la straordinarietà del nuovo edificio: l’imperatore Tito Flavio Vespasiano fu infatti colui che fece erigere il Colosseo. Di Vespasiano, in quest’opera, si celebrano il rigore morale e l’umanità, contrapposte alla dissolutezza degli altri personaggi, a cominciare dai suoi stessi figli Domiziano e Tito. Il primo tenta di sottrarre lo scettro imperiale al padre e la moglie al fratello; il secondo, poco preoccupato della sorte della propria sposa (la moglie era stata rapita da Vitellio e, forse, violata), attenta alla virtù della schiava Gesilla, incerta se concedersi a questi o al generale Attilio. Ma non è tanto l’evoluzione della vicenda che importa, quanto l’originalità con cui Corradi adatta lo spettacolo nello spettacolo: l’esempio più significativo è quello che conclude il secondo atto, dove Vespasiano fa allestire la rappresentazione della caduta di Fetonte a emblema degli errori (perdonati) del figlio Domiziano. Ma se ne contano altri: il banchetto musicale, il Tevere illuminato dalle barche che lo percorrono durante il corteo notturno, Tito e Gesilla che si dilettano in un improvvisato concerto davanti alla finestra, l’esibizione dei lottatori inscenata da Domiziano e lo stesso finale dell’opera con l’allegoria dei quattro elementi (soluzione riproposta ma con diversa intenzione anche inMessalina). È insomma la celebrazione dell’apparenza, dove l’intrigo amoroso sembra l’aspetto marginale di un soggetto apparentemente storico, ma che mira invece a una speculazione meta-teatrale affatto insolita. La brillante carriera veneziana di Pallavicino – compresa fra due importanti incarichi svolti a Dresda (dove nel 1672 sostituisce Heinrich Schütz quale Kapellmeister) – partecipa con Legrenzi della stagione successiva a Cesti e di quella precedente a Pollarolo; un periodo in cui la scrittura operistica si caratterizza, fra l’altro, per la definitiva assunzione del binomio recitativo-aria quale struttura dominante della drammaturgia musicale.Vespesiano, in questo senso, sembra ben aprire la strada all’indirizzo dell’ultimo quarto di secolo, dove per intercambiabilità, aggiunte e omissioni l’opera più facilmente si presta ad adattarsi alle esigenze di ogni nuovo allestimento (e delVespesianose ne contano un’infinità), esigenze legate al luogo, al pubblico, ma soprattutto – e d’ora in poi sempre di più – ai cantanti, presto quasi gli unici veri artefici del successo o del fallimento di uno spettacolo.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi

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