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Wally, La
Dramma in quattro atti di Luigi Illica, dal racconto La Wally dell’avvoltoio di Willemine von Hillern
Musica di Alfredo Catalani 1854-1993
Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 20 gennaio 1892

Personaggi
Vocalità
Afra
Mezzosoprano
Giuseppe Hagenbach di Sölden
Tenore
il pedone di Schnals
Basso
Stromminger
Basso
Vincenzo Gellner dell’Hochstoff
Baritono
Wally
Soprano
Walter
Soprano
Note
I lunghi ma piacevoli soggiorni in Engadina per ragioni di salute spinsero Catalani a familiarizzarsi con un mondo che avrebbe poi trovato forma concreta nel soggetto diWally. Il musicista lo trovò in un racconto d’appendice su ‘Perseveranza’ e rimase ammirato da una scansione narrativa che, evitando i consueti duetti, terzetti e quartetti, si concentrava su una visione ampia, d’assieme. La stesura dell’opera, iniziata nel 1889, fu terminata due anni dopo. La prima rappresentazione, diretta da Edoardo Mascheroni e con Hericlea Darclée ed Emanuele Suagnez nei ruoli dei protagonisti, mise in luce la sostanziale incomprensione della critica nei confronti dell’opera e, più in generale, della musica di Catalani. DiWallyfu in sostanza lodata la costruzione drammaturgica, che fu trovata più sapiente rispetto alle opere precedenti, ma nel contempo vennero ribadite le accuse di scarsa originalità e inventiva.

Atto primo. A Hochstoff, nell’alto Tirolo, verso il 1800. Si festeggia il settantesimo compleanno di Stromminger, che si complimenta con Gellner per avere vinto la gara di tiro al bersaglio in suo onore. Walter canta una triste canzone composta con Wally, che parla di una fanciulla travolta da una valanga (“Un dì, verso il Murzoll”). Giunge Hagenbach, il miglior cacciatore di Sölden, con una preda appena uccisa. Il racconto della sua impresa spinge Stromminger a ricordare le sue antiche gesta; in breve gli animi si infiammano, ma giunge Wally che riporta la calma. La fanciulla, contrariamente alle sue abitudini, si mostra particolarmente arrendevole con Hagenbach, suscitando la gelosia di Gellner, che non manca di farlo notare a Stromminger. Questi allora, chiamata a sé Wally, le propone la mano del giovane. Gellner rivela i suoi sentimenti (“T’amo ben io!”), ma poiché Wally li disprezza, Stromminger la pone di fronte a una severa alternativa: o sposarsi o lasciare la casa. La fanciulla, troppo fiera e orgogliosa per piegarsi di fronte a una scelta così estrema, prende la via della montagna, seguita da Walter (“Ebben, ne andrò lontana”).

Atto secondo. È passato un anno. Nella taverna di Afra, il giorno del Corpus Domini, si fa festa. Si attende l’arrivo di Wally che, dopo la morte di Stromminger, è tornata a vivere in paese e ha ereditato le sostanze paterne. Mentre Gellner guarda con sospetto Hagenbach, perché sa che Wally ha sempre un debole per lui, tutti notano che la fanciulla non ha ancora concesso a nessuno il bacio che la legherà per sempre a un uomo. Hagenbach, d’altronde, ostenta indifferenza e, benché messo in guardia da Afra, sua promessa sposa, si vanta con i presenti annunciando che inviterà Wally alla danza del bacio e la piegherà al suo volere. Giunge Wally e conquista i presenti con la sua bellezza; poi, mentre tutti si recano a messa, resta sola con Gellner. Alle rinnovate profferte del giovane, Wally replica con ironico disprezzo (“Cantava un dì mia nonna”) e ammette di essere innamorata di Hagenbach. Quando Gellner le rivela il legame di questi con Afra, Wally, ingelosita, provoca la fanciulla e la offende. Hagenbach, sopraggiunto, invita tutti a danzare e scommette che riuscirà a piegare Wally al bacio fatale. Tutti danzano, ma l’attenzione generale è per Hagenbach e Wally. Questa gli rivela i suoi sentimenti mentre il giovane, che finge di ricambiarli, ottiene alla fine l’ambito bacio. L’allegria è al culmine, quando Wally si accorge che il comportamento di Hagenbach non è dettato da un vero sentimento nei suoi confronti ma solo dal desiderio di vendicare l’affronto fatto ad Afra. Mortalmente offesa, promette a Gellner di concederglisi in cambio della vita di Hagenbach.

Atto terzo. Wally rientra a casa con Walter, in preda alla disperazione (“Né mai dunque avrò pace”). Intanto Gellner ha saputo che Hagenbach è diretto all’Hochstoff e lo attende presso il ponte sull’Ache, dove sa che il rivale dovrà passare. Mentre Wally sente il suo animo in preda a opposti sentimenti, Hagenbach, oppresso dal rimorso, fa per recarsi da Wally ma si imbatte in Gellner, che a tradimento lo fa precipitare nel burrone sottostante. Avvertita dell’accaduto, Wally accorre disperata sul ponte con Gellner e, realizzando improvvisamente di aver provocato la morte dell’uomo che ama, tenta di ucciderlo. Un lamento la riporta in sé: Hagenbach è ancora vivo. Sopraggiungono da Sölden gli amici di Hagenbach e Wally stessa, calatasi con una corda, porta in salvo l’amato che affida, insieme ai propri averi, alle cure di Afra. Poi si allontana sulle montagne del Murzoll.

Atto quarto. Wally vive in una capanna sulle montagne. La raggiunge Walter, preoccupato per il pericolo rappresentato dalle valanghe, e la esorta a fare ritorno al villaggio; ma la fanciulla è sorda a ogni sua preghiera. Partito Walter, Wally riceve un’altra visita: è Hagenbach, venuto a cercarla per dichiararle il suo amore. Wally è sorpresa e commossa. Gli rivela che ella stessa ha incaricato Gellner di attentare alla sua vita, ma a Hagenbach non importa. I due, l’uno nelle braccia dell’altro, restano a lungo assorti nei loro progetti di vita futura (“Vieni, vieni, una placida vita...”) e non si accorgono delle nubi minacciose che si addensano preparando una tempesta. Quando Hagenbach torna in sé si avvede del pericolo e cerca una via di scampo, ma una valanga lo travolge. Wally, disperata, si precipita nel burrone.

A dispetto delle incomprensioni della critica dell’epoca,Wallyha il suo autentico punto di forza proprio in un’effettiva novità di impianto drammatico, ossia nel superamento di quelle formule melodrammatiche della tradizione più legate ai ‘pezzi chiusi’ quali arie e duetti: ciò a eccezione di quelle poche pagine impiegate da Catalani in funzione coloristica (le canzoni dell’Edelweiss, della nonna, del pedone), ma che di fatto restano marginali rispetto al nucleo del vero e proprio impianto narrativo. Con quest’opera Catalani portò quindi a termine quel progetto, già intrapreso nei suoi primi lavori, che intendeva rinnovare la struttura dell’opera a numeri attraverso una cauta ma significativa apertura agli orientamenti più arditi del teatro di Wagner, senza per questo rinunciare a talune peculiarità della tradizione italiana. Così facendo Catalani riuscì ad avvalersi dei potenziali punti di forza delle due diverse tradizioni teatrali: quella tedesca gli consentì di recuperare una certa urgenza e incisività di narrazione (spesso qui affidata, come in Wagner, all’orchestra) talora precluse al melodramma italiano in ragione del suo frequente ricorso alle forme chiuse. L’eredità nazionale, d’altra parte, gli permise di dar vita a una struttura narrativa nella quale alcuni numeri chiusi, anche se più che altro brani di carattere, punteggiano e incorniciano i momenti drammaticamente più importanti.

Pur essendo il suo capolavoro, inWallyil compositore, forse eccessivamente assorbito dalle esigenze di un progetto formale astratto, non sempre seppe avvalersi di un linguaggio unitario ed espressivamente omogeneo. Significativa eccezione è la famosa aria “Ebben, ne andrò lontana” (tratta dallaChanson Groënlandaise, composta da Catalani nel 1878 su versi di Jules Verne), che rappresenta uno dei momenti più alti dell’intera partitura e che in effetti finisce per far cadere eccessivamente l’attenzione sul primo atto a scapito dei successivi, forse meno prodighi di idee e di novità. Si intende, d’altra parte, che anche molte altre parti dell’opera contengono pagine di primo piano, come il preludio al terzo atto (tratto da un brano pianistico,A sera, composto nel 1889 e pubblicato nel ‘Paganini’ di Genova) e il successivo episodio, nel quale Wally si cala nel precipizio per salvare Hagenbach.

BenchéWallysia sempre stata ritenuta un’opera verista, in effetti, al di là di certe caratteristiche esteriori, il suo clima espressivo dimostra una piena continuità con i precedenti titoli di Catalani. Come quelli, infatti, aderisce pienamente al genere fantastico e, a scapito delle intenzioni stesse del musicista, che con quest’opera avrebbe voluto creare la prima vera tragedia del suo teatro, rimane pur sempre un lavoro che rientra nell’ambito di quello stile elegiaco così caratteristico del compositore lucchese. Anche la scrittura orchestrale, più leggera e lineare, non lascia dubbi sull’appartenenza diWallyal mondo discreto e delicato di Catalani. Certo di avere espresso inWallyla sintesi più riuscita di due tendenze apparentemente inconciliabili, il musicista fece di quest’opera lo strumento ultimo di riscatto da una condizione di isolamento e di incomprensione da parte del pubblico e della critica, che erano diventate per lui intollerabili. Invece, almeno in un primo tempo, la sua fortuna si legò maggiormente a opere comeLoreleyoEdmea, che egli sentiva appartenergli meno intimamente.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi


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